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Parassiti interni del cane e del gatto: i coccidi
I coccidi sono dei
microorganismi unicellulari (protozoi) assolutamente invisibili a occhio
nudo che vivono all’interno delle cellule dell’intestino dei nostri animali.
Dal punto di vista zoologico
quelli che nella pratica veterinaria vengono definiti “coccidi” sono gli
organismi appartenenti ai generi Eimeria e Isospora. In
particolare i coccidi del cane e del gatto appartengono pressoché esclusivamente
al genere Isospora.
Questi organismi sono dei
parassiti obbligati, cioè devono trascorrere tutto il loro ciclo vitale a
spese di un animale ospite.
Il rapporto tra ospite e
parassita nel caso dei coccidi può essere di due tipi:
- Forma subclinica
(la maggior parte dei casi) in cui i coccidi
si nutrono e si riproducono a spese dell’animale che infestano senza causargli
danno apparente. Il soggetto quindi continua
una vita normale, non accusa disturbi di alcun genere e diffonde le uova dei
parassiti con le proprie feci.
- Forma clinica
(più rara) che si manifesta come un’enterite (infiammazione
dell’intestino) dal corredo sintomatologico e dal decorso più o meno grave.
Il ciclo vitale dei
coccidi:
Un animale infestato emette
con le feci le “uova” dei coccidi che scientificamente si chiamano oocisti.
Dopo un periodo che varia da qualche ora a qualche giorno le oocisti
sporulano, cioè al loro interno si sviluppano delle formazioni che si
chiamano sporocisti e che contengono le forme infestanti: gli
sporozoiti.
Le oocisti sporulate
vengono poi ingerite da un’altro ospite o direttamente dall’ambiente esterno o,
in alcuni casi tramite alcuni roditori che fungono da “portatori” (ospiti
paratenici).
IMPORTANTE:
I coccidi dei generi Eimeria e Isospora
sono specie/specifici quindi possono riprodursi e svolgere il loro ciclo
vitale all’interno di una sola specie (i coccidi del cane infestano i cani, i
coccidi del gatto infestano i gatti).
Una volta ingeriti
dall’ospite definitivo i coccidi colonizzano le cellule della mucosa
intestinale e lì iniziano a riprodursi.
Il ciclo riproduttivo dei
coccidi all’interno dell’intestino dell’ospite è piuttosto complesso:
in una prima fase (fase
asessuata) i coccidi si moltiplicano smodatamente all’interno delle cellule
in cui sono penetrati: in pratica in una cellula entra un parassita, questo si
moltiplica generando decine di individui finché questi non rompono la cellula
ospite e si spargono per l’intestino penetrando in altre cellule e ripetendo il
ciclo.
E’ in questa fase che i
coccidi, distruggendo le cellule dell’intestino per riprodursi, provocano danno
all’ospite. Se si instaura un equilibrio tra il sistema immunitario dell’ospite
e la capacità di riprodursi dei coccidi il danno rimane limitato e l’ospite non
accusa fastidi. Se invece i coccidi si riproducono smisuratamente (come nel caso
di cuccioli debilitati, animali con altre patologie intercorrenti, deficit del
sistema immunitario) il danno diventa importante e in alcuni casi anche letale.
Alcuni coccidi, poi, a un
certo punto, in risposta a stimoli non ancora ben chiari,si trasformano in
gameti maschili e femminili, si fondono tra loro e danno origine alle
oocisti che vengono poi espulse con le feci. Questa è la fase sessuata
del ciclo.
Nota evoluzionistica:
Qualsiasi forma di vita parassitaria ha successo (si perpetua nel tempo) se
riesce a tenere in vita il proprio ospite abbastanza a lungo per potersi
diffondere nell’ambiente e se riesce a non uccidere tutti i potenziali ospiti
presenti nella propria area di distribuzione.
In quest’ottica i parassiti
che provocano patologie molto gravi o mortali in un gran numero di soggetti
rischiano di finire in un “vicolo cieco”. Infatti un soggetto malato cammina
poco (e quindi diffonde il parassita in un’area geografica di minore estensione)
e soprattutto una malattia parassitaria rapidamente mortale rischia di lasciare
il parassita senza ospiti o con un numero di ospiti inferiore a quello
necessario per la propria sopravvivenza.
La coccidiosi:
La rottura dell’equilibrio
ospite/parassita porta quindi allo svilupparsi della malattia: i soggetti più colpiti sono i
cuccioli (gli animali adulti spesso hanno una buona risposta immunitaria ai
coccidi) e in particolare i cuccioli che hanno vissuto o vivono in comunità
(maggiore possibilità di assumere oocisti). Viaggi lunghi (cuccioli
importati dall’estero), condizioni igieniche precarie, trattamenti
antiparassitari non effettuati o effettuati scorrettamente, alimentazione
insufficiente o scorretta e ovviamente tutte le forme di stress ambientale o
individuale possono portare al manifestarsi della malattia nella sua forma
conclamata.
I sintomi principali della
coccidiosi sono:
- Diarrea perlopiù presente e di vario grado: da feci poco formate a vere e proprie scariche di materiale liquido.
- Conseguenza della diarrea: regione perineale (attorno all’ano e ai genitali) bagnata o imbrattata.
- Presenza di muco e sangue nelle feci (a volte anche in assenza di diarrea).
- Dimagramento, disidratazione (cute secca), pelo opaco e arruffato.
- Inappetenza (non sempre)
- Febbre quasi sempre assente,talvolta ipotermia (temperatura corporea più bassa del normale).
- Ritardo dello sviluppo (forse il sintomo più costante)
- In alcuni casi (non molto frequenti) atassia (barcollamento) o addirittura paralisi a carico degli arti posteriori.
- Nei gattini infestati da molto tempo e in modo grave si può sviluppare il prolasso del retto che si manifesta come una formazione carnosa di forma cilindrica che sporge dall’ano. Quest’ultimo sintomo è estremamente grave e, se possibile deve essere tempestivamente corretto con un intervento chirurgico.
Il veterinario può sospettare una coccidiosi sulla base della sintomatologia sopra indicata, ma praticamente tutti i sintomi sono comuni anche ad altre patologie. Diventa quindi di fondamentale aiuto l’esame al microscopio delle feci che permette di identificare le oocisti e di verificare la presenza (molto frequente) di altri parassiti intestinali (i cosiddetti “vermi”) che richiedono un trattamento specifico.
La terapia delle coccidiosi
consiste nella somministrazione di farmaci coccidiostatici che
impediscono ai parassiti di moltiplicarsi nelle cellule intestinali. Accanto a
questi trattamenti vengono spesso impiegate terapie di supporto con vitamine,
liquidi, zuccheri e sali minerali per reidratare e nutrire il soggetto ammalato. La terapia viene perlopiù
interrotta dopo che un esame delle feci di controllo evidenzia la scomparsa dei
coccidi.
In alcuni casi un esame delle
feci effettuato a un cucciolo (o gattino) apparentemente sano mostra la presenza
di coccidi.
Normalmente questo indica uno
stato di infestazione subclinica e in questo caso la terapia non è
indispensabile per la salute del soggetto ma può essere ugualmente utile sia per
evitare che il nostro amico trasmetta i coccidi a eventuali altri animali
conviventi sia per impedire che in futuro, magari a causa di una malattia
concomitante l’equilibrio ospite/parassita si rompa con conseguenze deleterie.
Dalle note precedenti si
evince come nelle comunità di cani (in particolare di cuccioli) la prevenzione
della coccidiosi si basa sui seguenti punti:
- Igiene ambientale (rimozione frequente delle feci)
- Esami periodici delle feci
- Trattamenti antiparassitari adeguati (ai cuccioli e agli adulti)
- Alimentazione adeguata
- Isolamento dei soggetti ammalati, in particolare se con diarrea.
Nota storica: La coccidiosi in medicina veterinaria è una patologia ben nota negli allevamenti intensivi di volatili, conigli e in alcuni casi anche di vitelli e suini. Fino agli anni ’30-’40 era praticamente impossibile allevare in modo industriale polli e conigli perchè questi animali una volta immessi in grande numero in un capannone iniziavano a morire dopo pochi giorni a causa per l’appunto di alcuni ceppi altamente pericolosi di coccidi che trovavano nelle condizioni di sovraffollamento, di scarsa igiene ambientale e nelle tecniche di allevamento ancora estremamente empiriche un substrato ideale per proliferare. Solo la scoperta di alcuni farmaci (anticoccidici) che mescolati con il mangime degli animali inibivano la proliferazione di questi parassiti ha permesso l’allevamento intensivo di queste specie, la produzione di enormi quantità di carne avicola e cunicola e di conseguenza la diminuzione del prezzo di questi animali che sono passati da piatto di Natale a piatto comune e dal prezzo facilmente abbordabile.
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