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1) Buongiorno e grazie per
averci concesso un po’ del suo tempo. Innanzitutto
vorremmo chiederle da quanti anni alleva.
Allevo da circa 20 anni
2) Quali sono le razze
che alleva?
Solo la razza dalmata
3) Quale
è il motivo per cui ha scelto questa razza?
Abbastanza casualmente circa 20 anni fa acquistai,
senza troppa convinzione perché non volevo
fondamentalmente un cane di razza in quanto amo gli
animali in genere e tutti i cani in particolare, una
cucciola proveniente da un allevamento tedesco. Ben
presto mi innamorai del suo carattere indipendente,
esuberante, volitivo, gioioso e coccolone, a volte
un po’ eccessivo nelle sue manifestazioni ma sempre
accattivante, almeno per me, e forse sotto certi
aspetti un po’ simile al mio. In ultima analisi è
indiscutibile che l’aspetto solido ma elegante di un
bel dalmata mi appaga anche dal punto di vista
estetico.
4) Ci dica il più grosso pregio di questa razza ed
il più grosso difetto.
La
gioia di vivere che, tipica del loro carattere,
sanno comunicare è forse il pregio maggiore di
questi cani. Il difetto? Quel “maledetto” pelo che
si infila ovunque e non riesci a togliere.
5) Quanti esemplari sono
presenti nel suo allevamento?
6 fra femmine e maschi in quanto amo vivere con i
miei cani ed averne troppi comporterebbe la
necessità di separarli e mi impedirebbe di passare
le mie giornate e le mie vacanze con tutti loro,
come invece sono solita fare.
6) Quale è stata la più grossa soddisfazione che ha
mai avuto durante la sua attività di allevatore?
A
livello espositivo indubbiamente il titolo mondiale
ottenuto con una femmina di soli 16 mesi nata ed
allevata da me. A livello di allevamento ogni
qualvolta vedo una cucciolata sana e forte correre,
sporcarsi e fare buchi nel mio giardino o quando
persone che da anni vivono con miei cani mi scrivono
o mi chiamano per ringraziarmi di quanto hanno avuto
dal loro cane, per dirmi quanto sono felici con il
loro compagno, quanto sia bello il suo carattere e
quanto sono contenti devo dire che mi sento molto
soddisfatta del mio operato.

7) E la
più grossa delusione?
Alcuni anni fa una cucciolata che avevo lungamente
programmato ed aspettato e per cui avevo fatto molti
molti chilometri andò male. Un distaccamento precoce
della placenta portò alla morte di tutti i cuccioli,
fra l’altro già tutti con naso e rime palpebrali
completamente pigmentati, cosa non così comune per
la mia razza. Fu un grosso dolore anche perché da
quella femmina non riuscii più ad averne altri ed
era una cosa a cui avrei tenuto molto.
8) Si è
mai pentita di questa scelta?
A volte il dispiacere grande
di una cucciolata andata a male, come dicevo poc’anzi,
o la perdita anche di un solo cucciolo per la cui
vita hai lottato o la persona, come mi è successo,
che dopo anni ti chiama per renderti il cane per
motivi veramente stupidi e banali ti portano a
chiederti se quello che fai è giusto e se vale la
pena di continuare. Ma poi, almeno così è stato fino
ad oggi, la passione è più forte di tutto.
9)
Com’è,in generale, la giornata
tipica di un allevatore?
Ancor
prima del caffè c’è la colazione dei cani, poi la
pulizia del giardino da effettuare almeno due volte
al giorno anche per essere sicura che non ci siano
problemi intestinali. Un controllo rapido di ognuno:
umore, molto importante per valutare lo stato di
salute del cane, occhi, orecchie, unghie, denti,
pelle (nella mia razza sono frequenti le dermatiti)
ecc. Se tutto è o.k. si procede con la pulizia
accurata degli ambienti dove i cani hanno passato la
notte. Ogni giorno poi, oltre al quotidiano, ci sono
le necessità saltuarie ma non meno importanti come
la passeggiata con il soggetto che devi abituare
maggiormente al contatto con gli estranei, o quello
che vuoi abituare al ring, il bagno o il veterinario
che, quando i cani sono molti, diventa di casa. Nel
tardo pomeriggio la cena e poi qualche ora insieme
prima della notte. Se ci sono cuccioli, inutile
dirlo, il lavoro aumenta a dismisura. Ritengo
d’altra parte che un ambiente igienicamente curato,
una buona alimentazione e disponibilità affettiva
siano le basi indispensabili sia per i cuccioli sia
per gli adulti.

10) Cosa direbbe ad una
persona che le confessasse l’intenzione di dedicarsi
all’allevamento?
Che se pensa di allevare per lucro è meglio che si
trovi un’altra occupazione. Ci sono tante cose da
fare che non coinvolgono esseri viventi con
sentimenti ed emozioni come invece hanno i cani.
Se l’intenzione, al contrario è data da una vera
passione unita alla serietà e alla disponibilità al
sacrificio non potrei che spingerla ad andare avanti
con i migliori auguri.
11)
Ci dica il nome
della persona a cui deve molto come allevatore.
Due sono le persone che devo ringraziare. Pia
Pedercini,
da cui acquistai la
mia prima dalmata e che mi ha fatto apprezzare
questa razza, che mi ha seguito inizialmente giorno
per giorno con costante pazienza quando ancora non
sapevo neppure come maneggiare un cucciolo,
parlandomi dei criteri per la scelta di un
riproduttore, insegnandomi ad allevare cucciolate
numerose quali spesso le dalmata partoriscono e ad
accudire cuccioli e adulti nel miglior modo. E poi
una persona che non c’è più, Nicola Arini che tante
cose mi ha insegnato sui cani in genere, durante i
lunghi viaggi, lui Presidente ed io Segretaria del
C.C.C da o verso l’una o l’altra esposizione.
12)
E il cane che ha
lasciato un segno nel suo cuore?
Anche qui è difficile fare un nome. Tutti i cani che
vivono con noi hanno un motivo tutto loro per essere
amati in modo diverso dagli altri. Se proprio devo
scegliere, due sono i nomi: Quenny (Von Muhlenbach)
la mia capostipite che mi ha regalato emozioni nuove
ed
indimenticabili e Toby (Tobacco Della Belcora)
che da pochi mesi non percorre piu’ la sua strada
con me ma che mi ha accompagnato per 14 anni
regalandomi tutti i giorni un sorriso particolare.
Il perché? Questo era il suo modo di essere,il suo
segreto
Lei è stata molto gentile, la ringraziamo e le
auguriamo buon lavoro. Grazie.
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